Introduzione

La magia della parola ci permette di intravedere
l’esperienza medicamentosa del mistero della Verità, che
incarnandosi e incanalandosi nelle nostre invocazioni
fatte a tentativi e a lanci e rilanci ripetuti per arrivare
all’obiettivo, ci innalza alla salute dell’anima e del corpo.
Una salute salvifica che diventa esperienza della salvezza
in cammino, di noi che cercando nella fatica la verità
quotidiana, ci scopriamo con meraviglia e con sorpresa
sorretti e guidati da questa goccia di concentrato medicamentoso
che, liberandoci dalla febbre del vivere, ci fa
rivivere nella gioia della ebrezza salubre del bambino, che
si trova in grembo, in dono, quella stessa Verità.
Anche a noi, studenti nella piccolezza d’animo, la
grandezza della Verità viene regalata per sorreggere il
nostro procedere dell’esperienza quotidiana, illuminando
le fatiche, riequilibrando le gioie, rimescolando e amalgamando
le certezze nell’armonia tra noi, il creato e i creati,
perché la parola magica della ricerca di una soluzione
che venga non da noi, ma dall’oltre la vita, dall’oltre il
confine, e dall’oltre del già dato, ci faccia innalzare lo
sguardo ed esprimere l’‘ahh...’contemplante e riconoscente.
L’‘Abracadabra’, che dalla magica formula del mistero
ci innalzava alla Verità, ci fa tornare ora, a mo’ dello
specchio, a quella stessa Verità in regalo per il nostro procedere,
aumentando la magicità e la potenza del mistero
della parola, che, partita da noi in ‘Abracadabra’, ci
viene ritornata nell’‘Amen’ che ci fa da stella nella nostra
altrimenti fredda e buia storia umana quotidiana.


206


La libertà da egoisticale a sacrificale. Con la libertà sacrificale
il mio discipulare, che è piccolare. Gesù chiama le
persone al loro piccolare. Ma la persona di oggi per la via
del fideato non risponde più, perché si sente affrancata
dalla schiavitù morale. Noi lo ascoltiamo e lo seguiamo
per una via nuova: la visuata. Il visuato Paterno mi dà la
misura esatta della mia schiavitù.



Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me
l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita: insegnandomi il discipulare,
che ha fatto fluire il mio piccolare.
1) Il primo piccolare è Paterno. Il Padre è il Piccolo eternale.
Lo è per il suo spirito di amore sacrificale. L’eternale
è però solo iniziale. Per questo tende a piccolare di più:
tendenziale. È questo che lo fa metamorfosale: un concentrato
sommo di potenzialità piccolari che nel tempo
produrranno tutta la piccolarità angelica e umana.
2) Il primo piccolo generato nel tempo dal Padre metamorfosato:
è il Figlio: ‘Espropriato si cede in persona
di Figlio da vivere al sacrificale’. Viene a piccolare,
dandosi liberamente impotenza totale davanti all’odio
ecclesiale. Prima del suo piccolare finale, chiama le
persone al loro piccolare, chiama tutti coloro che si
sentono stanchi e aggravati: porge loro il suo conforto.
3) Chiamata valida ieri, quando la persona sentiva schiacciante
e svergognante la schiavitù del peccato. Ma la persona
di oggi ha potuto superare il suo piccolare di necessità,
è andata crescendo egoisticamente, e ora si sente
grande. Il suo grandeggiare personale e sociale ha travolto
e spazzato via quel suo sentirsi schiavo del peccato.
La persona di oggi si sente libera e dalla schiavitù della
miseria economica e dalla miseria morale. Oggi la persona
si sente integralmente libera. Digrigna i denti quando gli si
parla della schiavitù egoisticale che lo fa schiavo del peccato
oggi più di ieri. Hanno fatto così con Gesù anche gli scribi
e i farisei: quando si sentono dire che sono schiavi e non
liberi protestano; e quando Gesù specifica la loro schiavitù:
‘voi siete schiavi di Satana perché cercate di uccidere me
che vi dico la verità’, allora fanno pronti i sassi per lapidarlo.
Per via fideata non vi sarà più possibile recuperare quel
sentire, e quindi non vi è possibile percepire la chiamata di
Gesù: ‘Venite tutti voi che vi sentite stanchi e aggravati’.
Noi sentiamo, grazie al visuato, il giogo opprimente e il
peso schiacciante della nostra schiavitù. Non confusamente,
ma distintamente: ammalati. Noi siamo schiavi. Satana è
la nostra aguzzina. Ci siamo arrivati non per via fideata; ce
l’ha aperta lo Pneuma, che con la sua luce Pneumatica ha
preso a farci chiaro dentro di noi. Con quella luce ci ha fatti
specchiati, e noi ci siamo visti fino in fondo. Ci è scoppiato
il visuato tutto occupato da uno spirito divino, Paterno, di
cui fui battezzato e non meno cresimato al mio incominciare,
e che Satana prontamente mi ha egoisticizzato e istinti9
vizzato perché quel battesimo cresimato avesse a funzionare
automaticamente. Mi sono trovato in automobile infernale
che va accumulando una carica esplosiva di morte viva
dell’amore, pronta a scoppiare al mio passaggio terreno e a
immergermi in una orribile morte eternale. Io sono schiavo:
a ogni tocco devo sentire. A ogni sentire devo agire. A ogni
mio agire devo acconsentire. Io mi sento schiavo di Satana.
Io potevo percepire la chiamata, e liberamente mi vado
sostituendo il giogo: quello di Gesù.

207

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. Il visuato
Paterno mi fa visualizzato il Figlio. Mi offre il suo
giogo. Ha il suo personale: da generazione Paterna temporale.
Nessun rigetto, perché è dolce e soave. Lo è pure
il Paterno. Il giogo del Figlio è esemplare per 2000 anni.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco saltar fuori la libertà sacrificale. Satana me l’ha
rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita. Insegnandomi a discipulare,
meglio ancora: a piccolare. Gesù chiama a piccolare, tutti
coloro che sentono la schiavitù opprimente del loro giogo.
1) Una chiamata valida ieri per una persona piccolante per
necessità.
2) Non più valida oggi, perché la persona mentre si va
riscattando dal giogo della miseria fisica, si va pure
affrancando dal giogo della miseria morale.
Così la persona va perdendo il sentire più prezioso della
sua vita: quello del suo male morale; né potrà mai più
riprenderlo per la via della parola fideante. È già pronta
una via nuova: la via del visuato Paterno.
La persona visuata si vede e si sente gravemente ammalata,
all’eterna morte dell’amore votata, per quel meccanismo
automatico che Satana vi ha impiantato. È la persona
visuata al Paterno che riceve una fortissima sollecitazione
al visualizzato Figliale. A quella persona oppressa e
schiacciata Gesù (offre) presenta il suo dono. Per liberarti
dal tuo ti propongo il mio: ‘Prendete su di voi il mio giogo
e imparate da me che sono mite e umile di cuore’. Gesù
parla del suo giogo. C’è un giogo che è suo, perché a Lui
assegnato. È suo personale, ma è di derivazione Paterna. Il
suo giogo gli viene dal Padre:
1) Non si compone solamente di un esempio Paterno: c’è
anche questo, e Gesù ne parla: ‘Io non faccio nulla di
quello che non abbia visto fare dal Padre’.
2) È più che esempio. È lo spirito di amore sacrificale.
Infatti il primo Piccolo generato nel tempo dal Padre
metamorfosato è il Figlio: ‘Espropriato si cede in persona
di Figlio da vivere al sacrificale’.
Quel giogo Figliale talmente lo sente Figliale e dolce da
non provare mai il minimo rigetto, neppure quando nell’agonia
dell’orto si avvia alla sua prima sacrificalità che
è quella fisica; meno ancora lo farà nella sua sacrificalità
Pneumatica. Anzi, proprio nell’Orto dell’agonia domanda
pure per sé la totalità del giogo Paterno: se fosse possibile
superare i limiti della mia figlialità e partecipare alla totalità
del tuo giogo sacrificale. Dobbiamo pertanto dire che
quel giogo sacrificale Gesù lo sente soave e lieve, tanto da
desiderarne uno maggiore.
Non è meno dolce e soave il giogo sacrificale del Padre. Il
Padre non si è ancora stancato di questa umanità peccatrice
e massacratrice del suo amore, perché il suo anelito è al
sacrificale, che lo fa sempre più piccolare. Il Figlio possiede
l’amore sacrificale Paterno in forma personale.
Quell’amore ha il suo simbolo nel cuore umano. Un cuore
mite e umile pronto a qualsiasi sacrificale. La potenza dell’amore
sacrificale non gli viene meno in alcun istante,
perché non interrompe mai la sua comunicazione con il
Padre. La volontà sacrificale Paterna scorre inalterata nel
Figlio, ed è quel flusso Paterno che dà soavità e dolcezza
al suo sacrificale. Il segreto Figliale da non dimenticare è
nel suo devoto silenzioso amore sacrificale.

208

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. Dal
giogo esemplare a quello spirituale:
1) Che cos’è: lo spirito di amore sacrificale Figliale che
si dà da vivere al visuato Paterno.
2) Cosa mi fa fare: mi fa praticare una libera duplice
morte: per questo è giogo, ma dolce e soave come il
Paterno e Figliale.
È metamorfosi, è comunione e accettazione mite e umile di
tutto il sacrificale, anche fisico.

 
Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale
ed ecco venir fuori la libertà sacrificale. Satana me l’ha rapita,
il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato Figliale
me l’ha irrobustita: insegnandomi a discipulare, che è il mio
piccolare. Gesù chiama a piccolare. La persona fideata ormai
non lo ascolta più. La persona visuata di oggi e di domani lo
segue prontamente. La persona si sente gravemente ammalata,
alla morte eterna dell’amore votata, per quel meccanismo
automatico infernale che Satana vi ha impiantato. È questo il
giogo infernale opprimente e schiacciante. Gesù rimuove
questo giogo infernale con il suo giogo.
1) Ieri l’ha fatto col suo esempio: ‘Prendete su di voi il
mio giogo e imparate da me che sono mite e umile di
cuore’. Il giogo del Figlio è lo spirito di amore sacrificale
Paterno che gli si è dato da vivere in forma personale.
Un giogo così dolce e soave da portarlo con
immenso amore, senza mai rigettarlo, anzi agognando
alla totalità di quello Paterno. Ora a quella persona che
si sta sfideando il giogo esemplare non basta più.
2) Per la persona che si sta vistando è pronto un giogo
totalmente nuovo.
È il giogo spirituale.
1) È lo spirito di amore sacrificale del Figlio, pronto a darsi
da vivere in forma di comunione sostanziale. È lo spirito
Figliale che poteva farsi mio. Questa sua meità l’ha
composta nella sua metamorfosi crociale. A me visuato
il suo spirito mi si è presentato con una concezione battesimale
cresimata cosciente e mi si è dato da vivere al
sacrificale, pronto anche a subire la morte dall’azione
Paternale che non riesco a trasformare. Il mio giogo spirituale:
è lo spirito di amore sacrificale Figliale.
2) Che cosa mi fa fare. Questo giogo vuole sostituire quello
infernale, non nel suo impianto, ma nella sua azione.
Come fa? Il giogo Figliale mi dà luce e forza per bloccare
tutto il mio fare istintivo di amore per me e di odio,
per togliermi il piacere dell’amarmi e dell’odiare.
a) Mi fa suicida in azione di amore di odio: ‘Rinnego
me stesso’.
b) Soprattutto mi fa disposto a lasciarmi odiare dai fratelli
con devoto, silenzioso amore sacrificale:
'Prendo ogni giorno la croce mia di odio ecclesiale’.
Per questa duplice libera morte il mio giogo spirituale è
veramente giogo: che mi impegna in attenzione, in soppressione
e in accettazione. Ma a differenza di quello
infernale, mi risulta dolce e soave. A chi pone una apparente
difficoltà: perché dovrei rinunciare al mio giogo che
mi è facile e spontaneo e per di più piacevolissimo, Gesù
risponde con la presentazione del suo: ‘Il mio giogo è
soave e il mio carico leggero’. Parole veritiere a parole
cioccolatino. Gesù dice il vero, non illude. Ed ecco la
motivazione interiore. La dolcezza del mio giogo mi viene
e dal Padre e dal Figlio. Quello che per loro è dolce e
soave, non può essere per me amaro.
Dolce e soave per la metamorfosi che si compie: dalla
morte alla vita. Per la comunione di vita che vi si va
costruendo. Per quella accoglienza mite e umile per ogni
triste evento non escludo la morte fisica. Un costume
sociale: per sposare meglio occorre divorziare. Anch’io lo
faccio, nel corpo mio. Vado divorziando dal giogo infernale,
per sposare sempre meglio il giogo Figliale dolce.

209

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. Gesù
chiama i piccoli, se li unisce, se li fonde con ogni benedizione.
Operazioni spirituali affidate a un segno.
Tra i due: l’iniziale e il finale, sceglie il primo: il bambino,
non il vecchio.
1) Chiama i bambini come segno della chiamata dei piccoli.
Lui chiama per insegnare; Lui li chiama per difenderli.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me
l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita, insegnadomi a discipulare,
chiamandomi a piccolare.
Gesù chiama a piccolare. Fa il piccolo colui che prende su
di sé il suo giogo dolce e soave.
1) Ieri era il suo giogo esemplare: ‘Prendete su di voi il mio
giogo, e imparate da me che sono mite e umile di cuore’.
2) Oggi è in arrivo un giogo superiore assai: il suo giogo
spirituale: è il suo spirito di amore sacrificale fatto
pronto nella sua metamorfosi crociale.
Come fa con quel suo spirito di amore sacrificale a fare su
i piccoli?
Con 4 operazioni concatenate:
a) Gesù chiama a piccolare: ‘Venite’
b) I chiamati se li unisce coniugalmente
c) I coniugati se li fonde concezionalmente
d) Ai concezionalizzati va la totalità delle sue benedizioni.
Queste 4 generazioni sono Pneumatiche: Gesù le compie
mediante l’azione dello Pneuma. Sono dunque generazioni
spirituali che Gesù si è premurato di riprodurre sensibilmente,
in un segno sensibile.
Vi erano due segni possibili nella vita della persona:
1) Un segno iniziale: un segno che ha segnato l’inizio
della nostra esistenza. Siamo incominciati in forma di
piccolezza estrema: un concentrato sommo di potenzialità
umane, neppure visibili a occhio nudo. Un tale concentrato
che gli sono abbisognati nove mesi per dispiegarsi
nella perfezione complessa di un corpo umano
vivente pronto a venire alla luce. L’infante, il fanciullo,
il bambino è il segno sensibile che Gesù poteva scegliere,
per darci una idea del piccolo che fa su.
2) Un segno finale: un segno che segnerà la fine della
nostra esistenza: la vecchiaia: nella quale ridiventeremo
piccoli di necessità. Anche il dire popolare è su questa
linea: ‘A diventare vecchi si diventa bambini’.
Due segni assai simili. La condizione comune al bambino
e al vecchio è quella dell’impotenza: il bambino non può
in tante cose; il vecchio pure non può in tante cose.
Piccolo il bambino, piccolo il vecchio: ambedue piccoli di
necessità o di natura. Gesù voleva un segno universale,
valevole per tutti. Non il segno della vecchiaia: non tutti
infatti ci arrivano; ma il segno del bambino: ognuno ci
passa per quel segno! Anche tutti noi siamo stati per alcuni
anni dei bambini.
Ebbene, il bambino è il segno più appropriato a parlarci
dei piccoli. Segno profeticale o parlante per farci sapere
che Gesù chiama i piccoli, si fa vedere a chiamare i bambini.
Matteo 18, 1: ricaviamo la chiamata del bambino: la
lezione non è bastata: ‘Se uno vuole essere il primo sia
l’ultimo di tutti e di tutti servitore’. Allora chiamato a sé
un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: ‘Se non cambiate
e non diventate come i bambini...’. Marco 10,13: Le
mamme presentano i bambini da toccare e da benedire, e
pregare su di loro. I discepoli li cacciano: sono rumorosi!
Gesù vede e si adira, e li chiamò a sé e disse: ‘Lasciate che
i fanciulli vengano a me’. Il bambino è il segno profeticale
del piccolo. Gesù chiamando i bambini impotenti fa
sapere che chiama la persona alla impotenza: a piccolare!

210

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
2) Seconda operazione: i chiamati se li unisce coniugalmente.
Li abbraccia non per omosessualità o paidosessualità
(pedofilia), ma unicamente per rivelare il
coniugo Pneumatico che Lui realizza con i piccoli.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno, che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me
l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita, insegnandomi a discipulare,
e chiamandomi a piccolare. Gesù porge il suo giogo
dolce e soave a quanti sentono il giogo opprimente e
schiacciante di Satana.
1) Ieri il giogo esemplare.
2) Oggi il giogo spirituale: è il suo spirito di amore sacrificale.
Come fa Gesù col suo spirito di amore sacrificale a far su
i piccoli? Li fa su con 4 operazioni tra loro collegate:
1) Chiama a piccolare: Venite.
2) I chiamati se li unisce coniugalmente, sposandoli
Pneumaticamente.
3) I coniugati se li fonde concezionalmente
4) Per i concezionalizzati è la totalità delle sue benedizioni.
Operazioni Pneumatiche e quindi spirituali, che Gesù per
farle conoscere le riproduce sensibilmente in un segno che
Lui sceglie con molta cura. Due sono i segni presenti nella
vita della persona: l’iniziale e il finale: il bambino e il vecchio.
Gesù sceglie il primo, che è un segno universale: il
bambino. Da qui, ecco la prima operazione: Gesù chiama
un bambino in mezzo ai suoi apostoli per dire loro che li
chiama a piccolare. In un’altra occasione richiama i bambini,
che gli apostoli avevano malamente cacciati via. Le
loro mamme li avevano accompagnati da Gesù, perché
imponesse loro le mani e pregasse su di loro. Questo
appunto domandavano le loro mamme: imporre le mani e
pregare su di loro.
È quello il momento propizio per riprodurre in un modo sensibile
quella seconda operazione che Gesù compie per far su
i piccoli col suo spirito di amore sacrificale. La prima: chiama
a piccolare. La seconda: i chiamati se li unisce coniugalmente.
Per capirlo ci domandiamo: che unione è la coniugale?
È l’unione fisica tra marito e moglie, in vista di una
umana concezione. L’unione coniugale ha una modalità specifica.
Si compie con l’abbraccio vicendevole. Si sciolgono
le mani e in apertura accogliente si protendono verso l’altro.
Protendendosi e accogliendosi vicendevolmente si realizza
l’unione fisica. Quella è l’unione coniugale. Questo che
Gesù non ha fatto mai con nessuno, con chi lo fa ora? Lo fa
con i bambini. Per mettere in scena quello che Gesù fa con
i piccoli che ha chiamato se li unisce coniugalmente. Infatti
Gesù scioglie le sue mani, e le allarga su ciascuno di loro.
Le allarga e con somma delicatezza se li prende e se li unisce
a sé proprio alla maniera coniugale. Se le mamme gioivano
per tanta tenerezza e benevolenza, gli apostoli presero
a fare le boccacce e una infinità di smorfie, per disapprovare
quel gesto fatto su dei bambini. Qualcuno di loro ha pensato
che Gesù fosse guidato da una strana quanto insolita
omosessualità. È un pervertimento sessuale per cui l’amarsi
non si fa tra uomo e donna, ma tra esseri sessualmente
identici: uomo con uomo, donna con donna.
E Gesù viene pensato da noi forse più come un paidosessuale:
uno che sfoga la sua sessualità con i bambini. Sarebbe un
orrore solo il pensarlo in Gesù. Ecco il termine per indicare
il suo gesto. Abbracciando il bambino ha voluto far sapere
che Lui è un Pneumato coniugale. I chiamati a piccolare se
li sposa Pneumaticamente, e quindi se li unisce coniugalmente:
uno sposalizio che Gesù compie solo con i piccoli.

211

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
3) Terza operazione: i coniugati se li fonde concezionalmente.
Unione, fusione. Donde a Gesù la capacità?
Quale il nome proprio da dare alla fusione concezionale.
Il piccolo vi giunge per via del visuato Paterno.
Prosegue la fusione nel fare e matura nel diventare con
me: comunione di vita.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me l’ha rapita,
il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato Figliale
me l’ha irrobustita, insegnandomi a discipulare e chiamandomi
a piccolare. Ai chiamati di ieri porge un giogo esemplare.
Ai chiamati di oggi porge un giogo spirituale: il suo spirito di
amore sacrificale. Con esso i piccoli li fa su così:
1) Li chiama a piccolare
2) I chiamati se li unisce coniugalmente
3) I coniugati se li fonde concezionalmente
4) Ai concezionalizzati la totalità delle sue benedizioni.
Operazioni spirituali che Gesù riproduce in un segno sensibile
appropriato qual è il bambino. Per dire che chiama a piccolare,
Gesù chiama e richiama i bambini. Per dire che i
chiamati se li unisce coniugalmente, Gesù abbraccia i bambini
singolarmente. E per dire che i coniugati se li fonde concezionalmente?
La fusione concezionale non può avere un
suo segno specifico. Ma ha il suo aggancio sicuro nella stessa
unione coniugale. Infatti l’unione coniugale è l’unione
fisica dell’uomo con la donna in vista esclusivamente di una
umana concezione. Non sempre questo avviene per l’alternarsi
di periodi di fecondità a quelli di infecondità. Quello
che può mancare nel coniugio maritale non viene mai a mancare
in quello divino. Ogni volta che Gesù si unisce coniugalmente
un piccolo, se lo fonde sempre concezionalmente.
1) Mettiamo a confronto l’unione e la fusione. La fusione
è molto di più di una semplice unione.
a) Nella coppia l’unione coniugale si scioglie, anche se
repetibile. La fusione non avviene nella coppia, ma
nel nuovo essere umano. La fusione si chiama concezione:
né si scioglie, né si ripete.
b) Con Gesù l’unione coniugale matura sempre in
fusione che più non si scioglie e più non si ripete.
2) Donde viene a Gesù quel meraviglioso potere? Gli
viene dal suo talamo metamorfosale sacrificale. Con la
sua libera morte di croce il suo spirito di amore assume
potenzialità che prima non aveva: si rende espropriabile,
cedibile, concepibile, vivibile al sacrificale. In quella
potenzialità talamica Gesù concepisce potenzialmente
tutta la piccolarità ecclesiale. Nello svolgimento
della storia ecclesiale li concepisce con atto singolare e
personale.
3) Come si chiama la fusione che Gesù opera con i piccoli?
L’abbiamo chiamata concezionale; è quindi una concezione
Pneumatica, e siccome Gesù l’ha chiamata
Battesimo, allora noi la chiamiamo Concezione
Battesimale. La fusione dello spirito Figliale col piccolo,
compiuta dallo Pneuma, ce lo porta dentro, e ce lo
unisce; l’unione di chiama Cresima. Di qui, Concezione
Battesimale Cresimata Cosciente. Cosciente: perché se
ne ha la conoscenza chiara, anche se il momento concreto
sfugge alla individuazione umana.
4) Per quale via il piccolo arriva alla concezione battesimale
cresimata cosciente? Ve lo guida e ve lo conduce
il visuato Paterno. Per quel visuato la persona si vede
battezzata e cresimata con concezione Paterna incosciente.
Il visualizzato Paterno fa visualizzato il
Figliale, che perviene alla medesima concezione
cosciente. Fusione concezionale e quindi iniziale. Essa
prosegue nel fare con un amore che mi fa sacrificale in
azione e in accettazione.
Con questa comunione di vita il piccolo si fa grande col
Cristo, e tale rimarrà in eterno.