212

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
4) Quarta operazione: Ai concezionalizzati va la totalità
delle benedizioni divine.
Gesù benedice toccando i bambini. Qualcosa di suo passa
ai piccoli, che risultano benedetti: detti bene. È un atto del
dire, non del dare. Occorre dare una benedizione. Prima
benedizione: a) i piccoli sono gli unici ad accogliere bene
il Regno di Dio.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova.
Tocca la libertà egoisticale, ed ecco venir fuori: la libertà
sacrificale. Satana me l’ha rapita, il visuato Paterno me
l’ha restituita, il visualizzato Figliale me l’ha irrobustita,
insegnandomi a discipulare e chiamandomi a piccolare.
Ieri porgeva ai chiamati un giogo esemplare, oggi uno spirituale:
il suo spirito di amore sacrificale.
Con esso chiama a piccolare.
I chiamati se li unisce coniugalmente. I coniugati se li
fonde concezionalmente. Ai concezionalizzati va la totalità
delle sue benedizioni. Il tutto viene riprodotto sensibilmente
nel bambino.
Fa sapere che chiama a piccolare, chiamando a sé i bambini.
Fa sapere che se li unisce coniugalmente, abbracciandoli
singolarmente.
Fa sapere che se li fonde concezionalmente per quella
fecondità assoluta e perenne che ha conseguito nella sua
metamorfosi crociale.
Fa sapere che ai concezionalizzati va la totalità delle sue
benedizioni, benedicendo i bambini singolarmente.
1) Come fa a benedire i bambini. Li benedice ponendo le
mani su di loro.
Due cose che le mamme domandano a Gesù per i loro
bambini; una sola viene concessa: non prega su di loro,
ma li benedice ponendo le mani su di loro.
2) Quel gesto aveva una sua precisa significazione. Vuol
dire che Gesù passa qualcosa di suo ai piccoli; nel caso
in parola: passa il suo spirito di amore sacrificale. Con
quello spirito il piccolo risulta benedetto: detto bene.
Siamo così arrivati alla benedizione. Noi usiamo il verbo
‘benedire’ e il termine ‘benedizione’. Il verbo benedire si
compone di due parti: l’una è: dire, e l’altra è: bene.
Componendole è: dire bene, e in un modo scorrevole è:
benedire. È un atto del dire. Noi l’abbiamo trasformato in
un atto del dare: ‘Mi dia una benedizione’.
Due cose distinte: darmi quel bene che mi fa benedetto.
Non sempre il bene c’è; è allora che si rende necessario far
conoscere il bene che non c’è, perché ci sia.
Normalmente si domanda la benedizione per un ammalato
per impetrare il bene della sua guarigione. Può un
ammalato dire bene della sua malattia?
Ma quello è un segno di un’altra malattia: quella dell’amore,
per guarire dalla quale occorre anche portare
bene la fisica: con devoto, silenzioso amore sacrificale.
C’è il segno (male fisico) ma non c’è il profeticale (malattia
dell’amore).
C’è volontà di guarire dal segno, ma non dal profeticale.
Per questo il sacerdote deve mettersi a parlare perché il
bene che non c’è si faccia presente. Allora la benedizione
vale, perché è una benedizione sacrificale e non semplicemente
egoisticale come quella che normalmente domandano
i fratelli.
Gesù ponendo le mani sui bambini fa sapere che veramente
benedice i piccoli, perché a loro passa il suo spirito di
amore sacrificale da vivere.
È per quella dotazione rale che ad essi va la totalità delle
benedizioni verbali. Ecco pertanto in elenco le benedizioni
dei piccoli.
1) I piccoli sono gli unici che bene accolgono il Regno di
Dio. Per descriverlo l’abbiamo analizzato nelle sue
varie componenti. Regno di santità e di grazia, di
amore, di unità, di giustizia e di pace. Si può raccogliere
in una unità di estrema semplicità: è il Regno del suo
spirito di amore sacrificale. Chi lo accoglie bene qui è
sicuro di entrare lassù. Sono solamente i piccoli: ‘In
verità vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come
un bambino non vi entrerà’. Sono in molti a voler entrare
lassù; ma quanti sono disposti ad accoglierlo da piccoli
quaggiù, pronti a lasciarsi sacrificare?

213

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
Benedire i bambini. Le benedizioni dei piccoli: benedetti i
piccoli che fanno identità perfetta con Gesù. Non una sola
somiglianza, non una sola presenza, non una sola unione,
ma una fusione concezionale, per cui Gesù è il piccolo, e
il piccolo è Gesù.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me l’ha
rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita, insegnandomi a discipulare e
chiamandomi a piccolare, ieri con un giogo esemplare, oggi
con uno spirituale. Con esso: chiama a piccolare; i chiamati
se li unisce coniugalmente; i coniugati se li fonde concezionalmente; ai concezionalizzati sono riservate tutte le
benedizioni divine. Tutto questo lo riproduce sensibilmente
nel bambino: chiama i bambini, se li abbraccia singolarmente
e li benedice personalmente toccandoli uno alla
volta. Con un simile tocco spirituale passa ai piccoli il suo
spirito di amore sacrificale; ne viene la loro benedizione. La
benedizione è l’atto del dire e del dire bene, che suppone
sempre l’atto del dare. Per quello che Dio è, gli si addice la
massima benedizione. Per quello che uno riceve da Dio, gli
si addice la benedizione divina e umana.
*) Ai piccoli si addice la totalità delle benedizioni divine
e umane. Gesù stesso le ha accumulate sui piccoli:
a) già abbiamo fatto parola della prima: Benedetti i
piccoli: bene accoglienti il Regno di Dio quaggiù e
sicuri rientranti nel Regno di Dio lassù. Ora passiamo
alla seconda benedizione:
b) Benedetti i piccoli per l’identità perfetta che si stabilisce
fra loro e Gesù. Una beatitudine è giacente nel
Vangelo; Gesù stesso la proferisce così: ‘Chi accoglie
un bambino come questo, nel mio nome, accoglie me’.
Quel bambino l’aveva chiamato Lui, lo aveva posto in
mezzo ai suoi apostoli per dire: ‘se non vi cambiate e non
diventate come i bambini, non entrerete nel Regno dei
Cieli’. Ora aggiunge che chi accoglie uno (il piccolo)
come quello nel nome suo, accoglie lo stesso Gesù.
L’identità del piccolo con Gesù è la massima realizzazione
possibile. È molto di più di una semplice somiglianza.
È molto di più di una semplice presenza. È molto di più di
una semplice unione.
1) Non è una somiglianza: la somiglianza deriva a un
bambino dal coniugio maritale dei suoi genitori.
Visibile sul suo volto, e pronta a far dire a chiunque:
come si assomiglia ai suoi genitori!
2) Non è sola presenza: noi Chiesa l’andiamo ingannevolmente
affermando dei poveri, sono i poveri di necessità.
Di loro diciamo che Cristo è nei poveri. Lo era ieri
quando nel povero paziente non facevamo fatica a
suscitare la fede alla parola fideante. Di fronte al povero
rassegnato di ieri si colloca il povero indignato di
oggi. È un inganno il cominciare dai poveri (ripartire
dagli ultimi), il fare una scelta preferenziale dei poveri,
non tanto perché i poveri di oggi saranno i gaudenti di
domani, se non i delinquenti di domani, magari i mafiosi.
Non dimentichiamo infatti che noi eravamo i poveri
di ieri, siamo diventati i ricchi di oggi che si vanno
velocemente sfideando. Io amo il povero perché mi
consente di volgere su di lui l’amore beneficale ricavato
dal rinnegamento dell’amore egoisticale. Ma io
passo oltre, per arrivare a piccolare e a farmi povero
interiormente per libera scelta. E se non vi trascino il
povero, non lo guadagno, ma lo perdo.
3) Non è neppure unione: come quella che ieri veniva a stabilirsi
tra Gesù e piccolo mediante il giogo esemplare.
4) È perfetta e insolubile identificazione tra Gesù e i piccoli.
Identità fissata dalla fusione concezionale.
Identità concezionale: Gesù col piccolo. Non personale:
quella solo tra Gesù e il Padre.

214

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
Benedice i bambini. La benedizione dei piccoli:
*) Benedetti i piccoli per la loro identità Trinitaria: la
Figliale scompare nella Paterna. La stabilisce con un
battesimo cresimato Paterno infernalizzato. Una identità
infernale nei grandi. Una paradisiaca nei piccoli, e
in più Trinitaria.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale.
Satana me l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita,
il visualizzato Figliale me l’ha irrobustita, insegnandomi a
discipulare e chiamandomi a piccolare con un giogo spirituale.
Con esso chiama a piccolare.
I chiamati se li unisce coniugalmente. I coniugati se li
fonde concezionalmente. Ai concezionalizzati sono riservate
tutte le benedizioni divine. Di esse conosciamo già la
prima e la seconda che si sono espresse così:
1) Benedetti i piccoli bene accoglienti il Regno di Dio
quaggiù e sicuri rientranti nel Regno di Dio lassù.
2) Benedetti i piccoli per la loro perfetta identità con Gesù.
Tra piccolo e Gesù viene s stabilirsi non una sola somiglianza,
non una sola presenza, non una semplice unione,
ma una identità perfetta prodotta da una fusione concezionale.
Per questa identità Gesù ha potuto dire: ‘Chi accoglie
un piccolo come questi accoglie me’.
Il passaggio alla terza benedizione ci è dato dal seguito
delle parole riferite: eccola: ‘Chi accoglie un piccolo come
questo bambino accoglie me.
E chi accoglie me, non accoglie me, ma Colui che mi ha
mandato’. Benedetti i piccoli quindi per la loro perfetta
identità Trinitaria.
Dicendo prima: ‘accoglie me’, e dicendo poi: ‘non accoglie
me’, Gesù sembra quasi che parli senza pensare bene
a quello che dice, ma non appena se ne accorge della parola
uscita inavvertitamente se la rimangia correggendola e
poi rettificandola.
Quello che facciamo talora anche noi: diciamo; ce ne
accorgiamo, dell’errore, lo correggiamo e poi ci mettiamo
sulla strada giusta.
Ma a Gesù non succedono cose simili: è vero che chi accoglie
un piccolo accoglie Lui.
Ma Lui è il Figlio, e la sua identità Figliale col piccolo
deriva a Gesù da quella identità perfetta che il Padre realizza
coi piccoli.
La sua identità Figliale proviene direttamente da quella
Paterna. La sua è nella Paterna, la sua si immedesima in
quella Paterna, quasi come a scomparire.
Per questo Gesù si dice, poi immediatamente scompare
per affermare l’identità Paterna coi piccoli. Dalla Figliale
passiamo alla Paterna:
1) Il Padre per primo chiama la creatura a piccolare.
2) Se la unisce coniugalmente con un abbraccio Paterno
che non ha confronto con nessun altro.
3) Se la fonde concezionalmente e fissa per sempre la sua
identità perfetta con ogni singola umana creatura.
Non è una semplice somiglianza; quanto è pallida la
parola biblica: ‘Facciamo l’uomo a nostra immagine e
somiglianza’.
Non una semplice presenza, non una semplice unione,
ma una perfetta identificazione tra Padre e creatura.
Dico creatura e non il piccolo.
Il Padre vive nella creatura battezzata e cresimata al
Paterno in forma di concezione interpersonale e prontamente
infernalizzata.
Vive una vita sacrificale nel tentativo di chiamare la creatura
a piccolare.
L’identità fra il Padre e la creatura permane tale nella
duplice possibile maturazione.
1) O infernale: i grandi totalizzano la morte dell’amore
Paterno e il Padre rimane per sempre il loro inferno.
2) O paradisiaca: i piccoli totalizzano la vita dell’amore
Paterno e il Padre diventa la loro identità paradisiaca.
I piccoli Figliali coi Paterni danno la terza benedizione.

215

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. La
benedizione dei piccoli.
*) Benedetti i piccoli minimanti quaggiù, massimanti lassù.
La base evangelica non facile a credersi. Ecco una indagine
reale:
a) non per vendetta
b) non per rivalsa o rivincita.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me
l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita, insegnandomi a discipulare
e chiamandomi a piccolare con un giogo spirituale:il
suo spirito di amore sacrificale.
Con essa: chiama a piccolare; i chiamati se li unisce
coniugalmente; i coniugati se li fonde concezionalmente.
Ai concezionalizzati è riservata la somma delle benedizioni
divine. La prime tre si sono presentate così: prima:
Benedetti i piccoli bene accoglienti il Regno di Dio quaggiù,
sicuri rientranti nel Regno di Dio lassù.
Seconda: Benedetti i piccoli per la loro perfetta identità
con Gesù. Terza: Benedetti i piccoli per la loro perfetta
identità con la Trinità.
La quarta che fa proseguire la serie, si aggancia direttamente
alla prima e ne illustra un aspetto particolare. Il
Regno di Dio quaggiù si compone di piccoli impegnati a
piccolare. Il Regno di Dio lassù si comporrà ancora di piccoli
o di grandi? I piccoli quaggiù lo saranno anche lassù
o i piccoli quaggiù saranno grandi lassù?
Ci risponde la quarta beatitudine: Beati i piccoli minimanti
quaggiù, massimanti lassù. Attenzione ai termini che
facciamo entrare in questa beatitudine. Il minimo è il
superlativo di piccolo. Piccolo, minore, minimo. Il superlativo
lo faccio diventare verbo per indicare meglio la tensione
del piccolare, come pure il cammino crescente che
domanda il piccolare.
Altrettanto faccio con il superlativo: massimo: grande,
maggiore, massimo. Massimare è un traguardo che si va
componendo col minimare e lo si raggiunge nel Regno di
Dio lassù. I piccoli sono minimanti quaggiù, massimanti
lassù. Più delle altre, questa benedizione va poggiata sulla
parola di Gesù. Quel famoso bambino che Gesù chiama e
colloca in mezzo ai suoi, si sente benedire così: ‘Chi dunque
si farà umile come questo bambino, questi sarà il maggiore
nel Regno dei cieli’: il minimante quaggiù sarà massimante
lassù. Che dice questa benedizione? Essa parla di
una radicale variazione e di una totale mutazione. La
variazione è tra il quaggiù e il lassù: piccolo quaggiù,
grande lassù.
La mutazione è totale: non più piccolo, ma grande. Non vi
domanda che abbiate a credere a questa variazione sostanziale,
perché il ragionamento è fin troppo facile: facciamo
il grande di qui. Per questo facciamo una accurata indagine
sul fondamento reale di una simile variazione.
1) Forse per una vendetta divina? L’abbiamo pensata e
l’abbiamo collocata finanche sulle labbra dei piccoli:
vendica il Signore il sangue dei santi che è stato versato.
Qui è la bestemmia.
2) Forse per una rivincita o rivalsa? Il Padre non la conosce:
nei piccoli la vittoria dell’amore, ma nei grandi la
sconfitta.

216

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. Le
benedizioni divine. Benedetti i minimanti quaggiù, grandeggianti
lassù. La mutazione sostanziale non per vendetta,
non per rivincita. Neppure per compensazione descritta
da Paolo, affermata dal Vangelo e fatta propria dai cristiani
e dalla Chiesa.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale.
Satana me l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita,
il visualizzato Figliale me l’ha irrobustita insegnandomi a
discipulare e chiamandomi a piccolare con un giogo spirituale:
il suo spirito di amore sacrificale. Con essa: chiama
a piccolare; i chiamati se li unisce coniugalmente; i coniugati
se li fonde concezionalmente; ai concezionalizzati
riserva la somma delle benedizioni divine.
1) Dopo la prima: Benedetti i piccoli bene accoglienti il
Regno di Dio quaggiù, sicuri rientranti nel Regno di
Dio lassù,
2) Siamo passati alla seconda: benedetti i piccoli per la
loro identicità con Gesù;
3) Abbiamo toccato la terza: benedetti i piccoli per la loro
perfetta identità con la Trinità.
4) Ci siamo inoltrati nella quarta: benedetti i piccoli picconanti
quaggiù, grandeggianti lassù.
La parola evangelica ce lo ha bene affermato, ma nel timore
che lì la fede non riesca a comporsi, abbiamo aperto una
accurata indagine per scoprire il motivo reale di un mutamento
sostanziale per cui i piccoli quaggiù saranno grandi
lassù. Abbiamo aperto il quadro delle esclusioni: piccoli
quaggiù, grandi lassù, ma per quale intervento divino?
1) Non certo per una vendetta divina, anche se Giovanni
l’ha posta sulle labbra dei santi: ‘Vendica il Signore il
sangue dei martiri che è stato versato’.
2) Non certo per una rivincita o rivalsa: sempre animate
dall’odio. Ed ora proseguiamo nelle esclusioni.
3) Forse per una esigenza di compenso? I piccoli quaggiù
accettano dei forti scompensi e Dio lassù si sente impegnato
a dare una sovrabbondante compensazione per
una esigenza di giustizia o per un concorso di generosità.
L’esigenza del compenso l’ha affermata san Paolo
nei confronti di Gesù, scrivendo ai Filippesi: ‘Cristo
Gesù pur essendo di natura divina non considerò gelosamente
la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se
stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo
simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se
stesso facendosi obbediente fino alla morte, e alla
morte di croce: questo è lo scompenso.
Ma ecco pronta la compensazione divina: per questo
Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di
sopra di ogni altro nome’. Gesù piccolissimo quaggiù,
grandissimo lassù. Giusto? Giustissimo, e chiunque di
noi è pronto a provarlo.
Giusto; ma non siamo ancora al nucleo centrale di una
variazione sostanziale: piccoli quaggiù, grandi lassù.
Paolo dove ha attinto la giustezza della compensazione?
Sicuramente dal Vangelo. Conosciamo una parabola
in cui la compensazione è messa avanti come spiegazione
di un destino diverso: la parabola del ricco epulone.
Vi parla una grande bocca di verità: Abramo:
‘Ricordati che ti hai ricevuto i tuoi beni nella tua vita,
mentre Lazzaro i suoi mali. Adesso quegli è consolato,
tu invece spasimi’. Alla legge del compenso il ricco
non ha più nulla da obiettare.
Il male è che da Paolo e dal Vangelo i cristiani ancora
di oggi che non riescono a star bene come vorrebbero
per uguagliare i ricchi gaudenti vanno convinti che il
compenso scatterà proprio per loro che debbono sudare
per campare in questo mondo.
Se non ci salviamo noi poveretti dalla vita stentata, non
si salveranno certamente quelli che se la godono; come
se bastasse una condizione stentata di qui per averne
una agiata lassù. La legge del compenso finisce per
farci male. Non la diciamo e non la vediamo dal
momento che possediamo la visione Pneumatica di un
cambiamento così vistoso.

217

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale. Le
benedizioni divine per i piccoli.
*) Piccolanti quaggiù, grandeggianti lassù. A che si deve
una tale mutazione celeste? A una metamorfosi terrestre,
per cui con devoto silenzioso amore sacrificale il piccolo
aderisce docilmente alla volontà Paterna che è tutta
sacrificale.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova.
Tocca la libertà egoisticale, ed ecco uscir fuori la libertà
sacrificale. Satana me l’ha rapita, il visuato Paterno me
l’ha restituita, il visualizzato Figliale me l’ha irrobustita,
insegnandomi a discipulare, chiamandomi a piccolare con
un giogo spirituale: il suo spirito di amore sacrificale.
Con esso:
1) Chiama a piccolare
2) I chiamati se li unisce coniugalmente
3) I coniugati se li fonde concezionalmente
4) Ai concezionalizzati va la somma delle benedizioni
divine.
Dalla prima: Benedetti i piccoli bene accoglienti il Regno
di Dio quaggiù, sicuri rientranti nel Regno di Dio lassù.
Alla seconda: Benedetti i piccoli per la loro identità con
Gesù. Alla terza: Benedetti i piccoli per la loro perfetta
identità con la Trinità.
Alla quarta: Benedetti i piccoli piccolanti quaggiù, grandeggianti
lassù. Da dove viene una simile mutazione
sostanziale?
1) Non dalla vendetta divina
2) Non da una rivincita o rivalsa divina
3) Non da una compensazione divina.
Da che cosa allora? Dopo queste esclusioni ora andiamo al
cuore di una sì allettante mutazione: piccoli quaggiù e
grandi lassù.
Osserviamo attentamente il piccolare. Cosa fa il piccolo?
Il piccolo è uno che si vede il suo continuo fare istintivo
di amore di odio. Prontamente vi si getta sopra e se lo
toglie con una morte che si pratica liberamente rinnegandosi
qualsiasi piacere.
Volge così l’amore egoisticale in beneficale e si fa pronto
ad accettare l’azione di morte che giunge dal Padre tramite
i suoi fratelli, che agiscono da nemici, ma Lui li sente
un dono del Padre. Accetta l’odio dei suoi fratelli con
un’anima poderosa: con l’amore sacrificale che lo riveste
di profondo silenzio interiore ed esteriore; si sente agganciato
direttamente e solidamente al Padre. È posta lo spirito
di amore sacrificale che gli si è dato. È con quell’amore
che il piccolo coglie prontamente il volere Paterno e gli
si piega docilmente. Eccoci arrivati al cuore di quella
mutazione sostanziale: il piccolo è pronto a piccolare: con
devoto, silenzioso amore sacrificale. Di questi tre ingredienti
qual’è decisivo per lo scatto ambizioso?
1) Il silenzio è una qualità essenziale dell’amore sacrificale,
ma non è capace di tanto da solo.
2) L’amore sacrificale è la forza del mio piccolare, ma lo
potrei immaginare anche come una forza autonoma che
agisce da sola.
3) Occorre che l’amore sacrificale sia in congiunzione
diretta e cosciente col Padre.
Lo scatto della mutazione sostanziale viene operato dalla
mia devozione alla volontà sacrificale del Padre. Ogni mio
atto sacrificale esce fuori dal volere Paterno: sia quello di
necessità (morte fisica) come quello di libera scelta
(lasciarmi odiare). La volontà Paterna è volontà sacrificale
e solo la mia docile adesione ad essa può produrre lo
scatto della mutazione sostanziale. Vogliamo dare un
nome a quello scatto? Eccolo: è uno scatto metamorfosale.
È la mia metamorfosi.
Che tutto questo sia vero, ecco prontamente la conferma
evangelica: ‘Non chi dice: Signore, Signore, entrerà nel
Regno dei Cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che è
nei cieli’. Duplice mia metamorfosi, l’una terrestre: piccolando
devoto al Padre trasformo in vita la morte dell’amore.
L’altro celeste: che scatterà al passaggio: piccolo quaggiù,
grande lassù. Quello che lo Pneuma ci ha detto lo sa
fare nei piccoli.

218

Nono dono: la libertà da egoisticale a sacrificale.
Benedizioni divine per i piccoli.
*) Difficilmente scandalizzabili quaggiù. È pronto a impedire
quello dall’esterno e dall’interno. Parole roventi di
Gesù su chi scandalizza uno dei suoi piccoli.

Pneumatica magia quella del visuato Paterno che tocca il
vecchio fideato e tutto lo rinnova. Tocca la libertà egoisticale,
ed ecco uscir fuori la libertà sacrificale. Satana me
l’ha rapita, il visuato Paterno me l’ha restituita, il visualizzato
Figliale me l’ha irrobustita insegnandomi a discipulare,
chiamandomi a piccolare. Il piccolo che chiama se lo
unisce, se lo fonde e se lo carica di benedizioni.
1) Bene accogliente e sicuro rientrante nel Regno di Dio lassù.
2) Identificato con Gesù
3) E con la Trinità.
4) Piccolante quaggiù, grandeggiante lassù.
5) Benedetti i piccoli difficilmente scandalizzabili quaggiù:
entriamo subito in questa benedizione nuova, guardando
in faccia allo scandalo: ‘Tutti gli impulsi che
provocano alla morte dell’amore un aggravamento
sono scandalo’.
L’amore Paterno che si è dato da vivere al nostro incominciare,
Satana ce lo ha mandato in malattia. Ne ha fatto
amore per me, carico di morte viva, che fa azione di
morte. Me ne ha fatto: amore di odio o di morte. La malattia
dell’amore si svolge automaticamente per ogni impulso
che mi può venire prima dal mondo esterno e di conseguenza
dal mio mondo interiore. (Impulsi capaci di far
camminare la malattia dell’amore)
1) Dall’esterno sono le cose, le persone, le parole, i fatti che
mi toccano. Per toccarmi si avvalgono dei sensi esterni:
vista e udito. I tre passaggi sono immediati e strettamente
concatenati. Eccoli: a ogni tocco il mio sentire nell’amore
di odio. A ogni sentire il mio agire immediato o
di presa o di respinta. A ogni agire il mio acconsentire. A
quel punto lo scandalo si è perfettamente realizzato.
2) L’immagine di ciò che ha prodotto lo scandalo si stampa
perfettamente nella mia mente, pronta a produrre
nuovi scandali successivi. Per cui lo scandalo attivato
dall’esterno, si riattiva dall’interno.
‘Il piccolo benedetto difficilmente scandalizzabile’:
1) Non ce la fanno le cose. Sempre attento su di sé, coglie
prontamente ogni sentire e se lo nega decisamente
togliendosi qualsiasi piacere che possano fruire.
Quest’arte è evangelica. Mano: monco. Piede: zoppo.
Occhio: semicieco.
2) Non ce la fanno le persone. Non si coniuga con nessuno;
è già coniugato con Dio. Non si fonde con nessuno:
lo è concezionalmente con la Trinità. Non coltiva minimamente
la comunione egoisticale con le persone, e
nessuna ha potere su di lui. Non ha amici ai quali si
finisce per soggiacere con estrema facilità. Del piccolo
non si dice: sono stati i suoi amici a rovinarlo.
Benedetto perché è difficilmente scandalizzabile. Ma per
chi lo avesse a tentare e a fare Gesù ha parole roventi. ‘Ma
chi scandalizza uno di questi piccoli...’. Minaccia? Augurio?
Condanna? No, con quel ‘meglio’. Vuol far capire che male
è. Annegare: è male, ma non il peggiore. È male migliore. Il
peggiore: è sprofondare nell’abisso infernale. Donde la
madornalità dello scandalizzare un piccolo? Straccia
sacrilegamente l’identità del piccolo con Gesù e la Trinità.